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Lessico e Nuvole, 26/01/2004

di Stefano Bartezzaghi, da La Repubblica

Lo scorso sabato abbiamo visto un testo che mi ha procurato Matteo Risoldi. Non so in quanti lo abbiano letto tutto.

Io una volta ho letto un libro di Antonio Pizzuto, di cui traggo un campione dalla famosa antologia di letteratura italiana di Gianfranco Contini:

"E una buona volta egli si ritrovava forse entro lo scompartimento di allora, esclusione impossibile con l'occamismo che fa, in viaggio, nottetempo, ristretto da sonnecchianti, ove prossima alcuna maggior stazione le ruote ad instradarsi tra il folto ramificare, poco giù scorrevoli viuzze vuote, rari fanali, tutte chiuse gelosamente persiane smeraldo, unica finestra illuminata nella ratta traversa, appena tre ore avanti alba, soste interminabili, attribuire seco l 'altrui moto, riprenderne, le alterne sonorità espante o smorzate secondo sbocchi improvvisi imbocchi".

Questo brano ha senso, in realtà, anche se diciamo che ha un modo tutto proprio di mettere le cose.

Io amo molto i testi scritti da Pasquale Panella per Lucio Battisti: "Non dobbiamo avere pazienza, / ma accampare pretese intorno a noi / come in un assedio, /ed essere aggrediti dalle voglie più voluminose: / un fiore, che è un fiore, / io non te l'ho mai portato / vuoi improvvisato, vuoi confezionato, ma / trasferisco da te tutti i fiorai, / è più facile a dirsi, / e infatti te lo dico. /.../ Se tu ti vesti, io sul tuo balcone / faccio calare in forma d'indumenti, / tutti i paracaduti ed un tendone bianco da sceicco / e la sua scimitarra per fermaglio / ed è più facile a dirsi che a dimostrarlo falso, / e infatti te lo dico perché non basta il pensiero.

Anche questo ha senso, ha un modo suo di avere senso.

Il brano di Matteo Risoldi, invece, non ha genesi pienamente umana. Ne ripeto un pezzo:

"Ho solo una crisi e gli obblighi in ordine, il disegno ridotto a correre il doloroso anno. Si fece del viso grave e il fisico coi dicasteri svelti, una virtù gli partì e strinse l'inverno. Non so se il tace, anche contrario a soliti visi noti, se la fine per se stessa vi avesse impigliati, non avesse al risveglio l'interesse che viene con la guerra".

Così Risoldi mi spiega la genesi del testo:

"Non so se ha presente i software di dettatura automatica. Si parla in un microfono, e sullo schermo appaiono le parole appena dette. Funzionano bene, non c'è che dire. Ma si prestano a un giochino: siccome il software che si acquista è specifico per una certa lingua (non potrebbe essere altrimenti), se si detta, ad esempio, un testo in inglese a un software in italiano si ottengono risultati a dir poco curiosi. Le invio la trascrizione di un meeting del mio ufficio, in lingua inglese, effettuata da Dragon NaturallySpeaking (uno dei più diffusi software di dettatura)".

La cosa che sembra strana a me è che le frasi del testo di Risoldi sono dal punto di vista sintattico quasi perfettamente formate. Comunque il risultato è apprezzabile, dal punto di vista letterario.
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