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Aldo Fabrizi e la poesia culinaria

Sono sempre i migliori che se ne vanno.
Aldo Fabrizi, attore di cinema e teatro, non ha mai nascosto la sua seconda (o forse principale?) vocazione: cucinare e, Dio volendo, mangiare.
Quello che amo di Fabrizi è l'amore, la tenerezza con cui parla del cibo, le ricette in cui sembra coccolare i suoi piatti. Un piatto di pasta fatto bene, lì sul tavolo, fumante e profumato, è come un figlio che ti chiama "papà" per la prima volta. Ti fa venire una lacrimuccia di commozione ed orgoglio.

Non c'è molto delle poesie di Fabrizi, in rete. Purtroppo. Una che sento più vicina a me la metto qui (e per il resto, usate Google).
Le note in calce sono di Fabrizi stesso.

Povera panza mia(1)


Calà de peso è utile e conforta
perchè riempie de soddisfazione,
ma 'sto riempimento è un illusione
che la panzetta mia nun la sopporta.

Si brontola più forte, quarche vorta,
quel brontolio me dà la sensazione
che le budella vanno in processione
cantanno er coro de la panza morta.

Così ho pensato a facce tatuà(2)
un paro de posate messe a croce
e su la croce 'st'epitaffio qua:

«Dopo una vita onesta e attrippatella,
stroncate dalla dieta più feroce
quì riposeno in pace le budella.»

(1) Scritto nel tormentoso periodo dei digiuni...qualche anno fa...oggi non ci riesco più.

(2) Tatuare.
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